domenica 26 febbraio 2017

a ornare...


A ornare l'inciso un dorso di ninfa
Che stringe la caviglia dentro un profilo di luce
La sterminata periferia degli inchiostri
A scriverne l'invocante sillabario dei tratti



sabato 25 febbraio 2017

a dante


- questa bimba a chi la do- almanacco-
Ai negromanti, naturalmente. Precisamente: a  Tiresia
L'indovino cieco che mutò sette volte sesso e innumeri altre
Forma per lo più di serpente o a Cassandra dal fato ancor più discutibile
Entrambi inascoltati o fraintesi
Piuttosto restituirla a Dante oppure riprendersela subito in queste
E tali mani- per sempre



mercoledì 22 febbraio 2017

su machinationes



alcuni testi che riccardo aveva preparato per il blog compostxt sono ora pubblicati (e altri lo saranno in futuro) su http://machinationes.blogspot.com/, che altro non è se non il blog sorto dalle ceneri di compostxt



lunedì 20 febbraio 2017

apax


pax legomèna da fondi preregistrati,filmine relax,conversione di macerie in splendori,per anamorfosi e  La scrittura non ha forse bisogno d’incontrare ciò che combatte, non in un’idea, grammatiche generative in una domenica desolata.in una municipalità grigia di debiti e tribunali in una semplice idea, come in filosofia, ma nella vita che s’insinua nelle esperienze più intime… ?
visibile nell’aspetto dei morti che più atterrisce chi guardi, è il  pallore marmoreo che vi si posa: come se davvero quel pallore fosse altrettanto il segno della costernazione nell’altro mondo, quanto della trepidazione mortale in questo. E da quel pallore dei morti noi prendiamo il significativo colore del sudario in cui li avvolgiamo. 





domenica 19 febbraio 2017

versusteiner - controcopertina


Foto  Pezzi staccati da un monumento filosofico di recente costruzione .Quanto più profondo è il dolore,tanto più perfettamente dobbiamo  mettere  -in -immagine l’idea dell’essere-felice .Allora il dolore risulterà insopportabile- insopportabile qualunque compromesso con il suo adagio:questa è la vita,questo il destino dell’essente .B .-  Vita,allora è essere come dei,e come dei riconoscere gli altri .Ricordo una lettera di Nietzsche a Overbeck nella quale,al colmo della disperazione esce quasi in un grido;.A:-Si -ma con tutti i sensi,nella pienezza del corpo proprio .Dei capaci di godere dell’altro,proprio perché l’altro è sentito come perfetto in sé. Dei che non si amano soltanto ‘intellettualmente ’:Il loro pensare interessato all’essere felice,pensa come proprio compimento .Quest’idea va liberata,s-catenata, anzi! fatta tuonare contro tutte le servitù e le oppressioni: Questa idea, e nient’altro, segna il nostro destino. Gonfia come il cazzo la mia lingua
nella tua bocca d’amore rosa
       La mia vulva è una macelleria
       il sangue rosso lavato di sborra
       la sborra nuota nel sangue
Nelle mie membra viola il profumo di mela
il sacro tempio del cazzo maestoso
un culo di cagna aperto
alla santità della via
L’amore capelluto della mia gamba
un sacro tempio di sborra
       Dormo
       la bocca aperta in attesa
       di un cazzo che mi strangoli
       di uno schizzo amaro di uno schizzo appiccicoso
       L’estasi che m’incula è il marmo
       della verga macchiata di sangue
       Per consegnarmi ai cazzi
       ho messo
       un vestito da straziare il cuore
Signorina cuore mio
spogliata nel pizzo
attraverso la bocca impregnata
la pipì cola tra le gambe
L’odore alterato della fessura
è sprigionato nel vento celeste
Una nuvola
nella testa
si rivela a rovescio
       Una stella meravigliosa
       cade
       cuore che urla come la bocca
Il cuore cade
Un giglio brucia
Il sole spalanca la gola.



versusteiner su gammm.org: 
http://gammm.org/wp-content/uploads/2010/08/rcavallo_versusteiner.pdf



giovedì 16 febbraio 2017

il recupero della parola


Recupero della parola: il campo si delimita.
Automaticamente - vengono da sé - nascono delle domande; cioè: recupero è restaurazione, re-instaurazione, ritorno all'umanesimo quale municipalmente lo si intende? No, ciò sta semmai all'opposto di ciò che si può propriamente definire un effettivo recupero della parola; il quale non può certo limitarsi ad esistere come recupero della parola stampata né di quella parlata, avendo da tradursi in rapporto organico fra una letteratura ed una prassi che, indissolubili, non si possono ignorare, tantomeno per quel che concerne la loro indissociabilità.
Una letterataura che non si ponga i problemi del suo collocarsi nell'ambito di fare politica culturale non è più concepibile da un pezzo.
Si evidenzia sempre di più l'impossibilità del saggio per il saggio, nonché del testo letterario esaltante tout court vita, istinto vitale, magari sotto le specie dell'esperienza vissuta di "avanguardie" (no, no, fine del bon sauvage, sia esistenzialista sia freak); questo perché ci si accorge che la letterataura ha uno spazio ed un contesto suoi, ben specifici, che non sono la pagina ed il libro, ma sono precisamente contesto e spazio di un porsi che trascende la pagina ed il libro, quello dello stile globale del fatto letterario.
Si tratta dunque di enunciare praticamente la fine (non il fine) di una letteratuara contenitrice di dati, come datrice di contenuti; dalla qual cosa a rigor di logica non può non discendere l'enunciazione, pratica anch'essa, della fine di un atteggiamento verso la letteratura, che è quello di setta, confraternita, parrocchia invisibile (quale vezzeggiativo di ecclesia invisibilis), ancor oggi molto diffuso. Venire allo scoperto.
Venire allo scoperto significa anche il riconoscimento della forte tendenziosità ideologica della scissione fra teorico e pratico così come essa viene comunemente accettata, ossia per fede.
Anche dell'edificazione di una celebre torre, la quale, da mito negativo, sempre più va facendosi realtà positiva.
Avviene pure che contaminandosi quelli che arcaicamente si definivano come "generi letterari" (ogni medaglia avendo il suo rovescio) il canto di morte dell'arte come dell'Arte si trasformi esso stesso in arte o peggio Arte, quando si voleva eliminare un'arte (a minuscola e/o maiuscola) perché di fatto portatrice di uno statuto poetico-politico oppressivo.
Non è dunque questione di Arte, e neppure di arte.
Il paradosso sta nell'odissea di una parola, nel non essere mitica di questa odissea.
Non re-insataurazione, non ri-proposta, ma proposta, nel pieno dell'attuale - si è detto, e giova il ripeterlo. 
E' vasta la dimensione del recupero-reinvenzione.
Una parola estranea perché estraniata si reinventa e viene ripresa.
Una parola che non teme di farsi luogo e veicolo di contraddizione. Essere farsi luogo del suo medesimo recupero.
Discorso nascente, non balbettio, fra il mantico e l'ermeneutico; una logica progettuale senza utopie e senza tecnologie.
Una punta di blasfemia per la parte, qualora la si scambi con il tutto.
Una contestazione della cesura, della pietra di confino fra "interno ed esterno" (parlo delle stesse radici ideologiche di certa alienazione).
Recupero della parola significa porre in modo radicalmente diverso sia il testo letterario che i rapporti venenti ad insaturarsi fra questo e chi lo legge, lo usa, ne fruisce; e che se ne fruisca. Ed anche: stile globale del fatto letterario.
E: porre fine ai rapporti narcisistico-inquinanti "autore"-testo ripercuotentisi in rapporti paralizzanti lettore-testo. Il testo che segue* è, riguardo a ciò, esplicativo.




*Il testo cui si riferisce Riccardo Cavallo non è stato possibile - ironia della sorte - recuperarlo

dalla rivista Pianura (Genova, data non rinvenuta)















martedì 14 febbraio 2017

romance zeroquattro, dal quaderno delle fontane


Miriadi d’ancelle magiche e fulgidi araldi.
Nell’annichilimento e svuotamento di ogni comunicazione.
Scoperta di un motivo sigillo grafico cinese ad elva.
Ferite incurabili e fallimenti che hanno lasciato il segno. lunghe storie di morte e di dolore, riflussi, i seventies…
g. sul non avere un interno, ella era convessità e pienezza
(perché) c’è una storia? Affermativamente.
Tigri di nebbia e draghi di nubi per fogli e miraggi, questo l’ambiente.
Di quel che fa d’ogni topologia un artificio, un costrutto di finzioni. Le artemidi là evocate e descritte non hanno un interno ma nondimeno è all’interno che tutto si svolge, dentro una guaina, un pettorale, una nera tunica, cavità remote ed inaccessibili, impenetrabili per il fatto di esservi già 
dentro.
Una seconda spiegazione, non peregrina suggerisce l’idea di un manufatto invisibile.
il testo dunque un fiore qualche volta-nascosto dal gladiolo troppo grande, in un solo corpo lo scatenarsi di orde leggendarie.
Bagni penali della multimedialità ed ergastoli della scrittura, quali passaggi dagli uni agli altri, ci si mettano pure le perniciose influenze delle mode e le coercizioni del mercato.
Scritto in un tunnel fiocamente illuminato, più in là scorre la Roya, lampi su Tenda.
Elementi di geometria, figure regolari ed irregolari, dal punto alla linea, ai poligoni ed al cerchio, linee parallele, divergenti, convergenti, allucinano un conteggio e più ancora un dislocarsi raccontano di una pittura del tutto invisibile là, fuori scena.
Richiami talmudici: gigli o rose mutati in fiamme d’inferno al crepuscolo, all’alba risplendevano nella gloria dei cieli-sette angeli, sette colori, sette fiori, sette squilli di tromba, sette sigilli, sette stelle.
Ed ancora un’altra volta, poiché la bellezza altro non è che il principio di un tremendo che ancora non riusciamo a sopportare, e se tanto l’adoriamo è perché essa serenamente disdegna di distruggerci.
Mansit odor, posses scire fuisse deam. Mi dica cosa ha combinato. Combinato? Mi sono unito alle
sirene, in fondo alla cisterna dove vive il re dei nani.
In varianti che interminabili si succedono il procedere della strofa, gli abiti leggeri fradici di pioggia, la vita che danzava nelle mille carezze del desiderio eccetera, l’estate alle porte di che cosa, in due parole che sono una e sono tutte, passi di ritorno: dal luogo del delitto ai luoghi del diletto, una scelta fra noie e troie, quale vecchia figura di decomposizione e raccapriccio che si trasforma nella fanciulla splendente dalle membra inerti come per un’intensa passione e dalle bellissime gambe dentro il petalo del loto, fin qui romance primavera 2003 febbraio 2004.
Strutture prigioniere di altre strutture, ipostasi falliche e teste a dirne una.



lunedì 13 febbraio 2017

testo da inscriptiones


Nell’opposizione fra parole che non parlano e donne che parlano la pittura non si colloca, a meno di ritrovare le diecimila bocche di Cleopatra, l’icona metastorica vivente, il geroglifico che non esprime rappresenta o contiene idee - probabilmente consiste in quel che si sente o pensa un’idea. Bozze epistolari ammucchiate su scaffali polverosi, paginette di fogliettoni… Tempo che se ne è andato, lasciando tracce simili a mappe. L’esistenza stessa della pittura, il suo sporco segreto - è quanto, segreto, non enigma o mistero - qui strade, frecce, serpenti, scafi, labirinti, in una segnaletica che non rimanda neppure più a sé stessa, come a ridire altrove non sperare, non c’è strada, non c’è nave; sulla natura aneddotica, sporadica, disseminata o foss’anche su vie di ritorno per eventi visivi di questo tipo, forzature siano riuscite o mancate del campo ottico, non c’è da farsi illusioni: già, l’illusione, rassicurante oleografia, trompe l’oeil, rete avvolgente, garanzia di ritorno. La pittura, l’allucinato perimetrarsi del suo dipingere, intorno - ai lati ed ai margini del cuore vuoto di una città, l’ignoto racchiuso nelle zone di confine, li’ lo spegnersi indefinitamente di desideri, passioni amori, riattizzandosi nostalgie senza oggetto e senza fine. Ogni tracciato va a coincidere, entro queste topologie dedalizzate - con il suo scontornarsi; in un capitolo a parte che lentamente si iscrive altrove - bozze epistolari che si accumulano - si dirà o si direbbe di un genio femminile - che ancora tirasse fili, disfasse orditi, generasse luce, ridisegnasse tenebre, proiettasse alla vita figure. Non soccorrono dunque retoriche della linearità, appelli già ascoltati al e del moto circolare, quasi marcare un confine, identificare una distanza non implicasse - anche trasgredendoli e violandoli con ogni ed anche più mezzo a disposizione il restarne prigionieri, ospiti, ostaggi - più di molte altre la vicenda è avventizia, episodica, emergente da magazzini infrequentati, da alcove disusate, da scaffali polverosi, da occasioni improbabili: non c’è strada, non c’è nave, c’è in molte forme l’avventura del serpente e della conchiglia, il fantasma di una mano, il filo strappato di una trama - i multipli destini di qualcuna delle arianne, genii femminili e signore del labirinto - una pittura sempre più latitante come protocollo testamentario di un compiuto declino. Le prospettive visibili dell’avvenire altro non sono che l’orizzonte rovesciato - e privo di sostanza - di un presente che non esiste, di un passato che c’è solo se reinventato. Narrazione costituita dalle tracce di un’altra narrazione perduta. Per dire della pittura che ha un lato notturno andrebbe essa iscritta in ritmo circadiano, quel che ingenuamente si dice appartenenza quotidiana. Niente di tutto questo. Cosa c’è? C’è tutto. Non vi si attende, né ella si manifesta  durante o dopo un’attesa - piuttosto una figura nuda che esce dal muro, nessun protendersi vero il futuro, un ripiegarsi e dispiegarsi nel vuoto archeologico dell’istante, eden ofidico, tracciato labirintico anguiforme, epifania d’una conchiglia, persistente fantasma d’una mano nell’insistenza su alcune parole: dedalico, edenico perduto, tempo che se n’è andato lasciando rovine simili a mappe intorno al cuore vuoto della città - non c’è via, non c’è scafo per te, altrove non sperare.



sabato 11 febbraio 2017

brevi note su arianna


i
cutup da mistero di arianna secondo nietzsche - di qui l’illusione di una falsa affermazione, l’uomo superiore si appella alla conoscenza: pretende di esplorare il labirinto o la foresta della conoscenza; ma la conoscenza è solo il travestimento della moralità, il filo del labirinto è il filo morale – la morale è a sua volta un labirinto - finché arianna ama teseo partecipa a questa impresa di negare la vita - è arianna che tiene il filo nel labirinto, il filo della moralità - ed in certe versioni con questo si impicca - abbandonata da teseo cade addormentata - qui l’avvertimento finale a distanza di millenni: allora l’anima tua proverà il brivido di desideri divini […] infatti è questo il mistero dell’anima: solo quando l’eroe l’ha lasciata le si avvicina in sogno il super-eroe

ii
adìos sharzad. niente più racconto e non possono più punirti, più niente da inventare se non il volgere le spalle alla camera delle meraviglie, dei giochi perduti e dei ricordi. e mnemosine rimane pur sempre di natura titanica, finanche nello svanire sul fondo della figurina che simula un congedo, una lontananza messa in atto senza più canti o gesti-di svariati fantastiliardi a glossarsi in futuro almeno due le quaestiones, qui: come dire che il filo che strozzò fedra in un’epifania del desiderio sospeso per sempre è lo stesso che “salvò” arianna e teseo - ed è poco ancora che qui s’inizi ad accennare alla ambivalenza dell’idea stessa - ma non solo dell’idea di salvezza – tutto avviene nel retro aggrovigliato e contorto di un arazzo, o a dirne di più, nel retrofondo oscuro del linguaggio - in secundis se l’offrirsi ed il sottrarsi della figura non si confondano oltre il sopportabile ed il sostenibile fra la backdoor beauty di watteau [...] e quest’indecifrata bambola che fa sembiante di […]









1

venerdì 10 febbraio 2017

questa compagnia irrenunciabile


questa compagnia irrenunciabile discreta e continua di linee punti e tratti. Già: tutto è pieno di dei - credette di vedere un argomento invece era un sentiero che si perdeva nel pieno delle indie denso e dell'universo nel vuoto immenso - qualcosa che non è modello né copia un tracciato sempre più sottile non lo si vede che qui









giovedì 9 febbraio 2017

prolegomeni a un rococò


La figura genuflessa qua nel talamo dell’ade di meissen meclemburgo locmaria o qui nel portico di cuneo offre nude le piante dei piedi e l’ingresso al fondoschiena per cui vivere non è più pena appena fasciata di celestiale azzurro di porcellana nella modulazione rococò di non altro che siano bellezza e speranza congiunte

Dertritte grimm- demoiselles d' honneur- hommage à w s burroughs- di' a laura che l'amo- il biglietto che è esploso p.49-succhiata attraverso i genitali perlacei donna su dalla sua grande doccia di sperma- anelli di diamanti spruzzano fuori da te- dovrebbe essere tenuto a mente- corpi eiaculati senza una copertina- questo va tenuto a memoria nel volo di questa voce nel fiotto stellato che solo il buio può svelare celandosi esso nella luce che lo nasconde flessuosissimamente amplessandosi movimenti innumeri di steli senza numero ondeggianti fruscio di frasche e fogliame serpi come collari di cigno e urobori dentro all’esistenza che è tutto uno spruzzare di schizzi e zampilli rifluire di lettere segni e suoni in sé stessi pseudonimi di vuoto e silenzio segue allegato









domenica 5 febbraio 2017

istantanee da un diario, forse


Zerocinque sei.

La dea della felicità,che K. scorse in fondo al giardino,altra cosa che non comunicazione di flusso,non occorsero più la storia né prassi alcuna,la circostanza era l’uscita di scena di uno che in scena non ci stava, e proprio per questo, nella peraltro improvvisata quanto ardua redazione

Della presente cronaca l’ultima parola, circoscrive tutt’altro, inimmaginabilmente lontana, assenze remote e favole perdute. Presente che sarà mai? Chi e cosa? questa è la scrittura. E’ qui che le questioni da porsi sono a modo loro risposte, che contengono altre domande, la natura palindroma dello spazio tempo comportando che il regressus sia un procedere, vedi me, ma questo e’ localmente vero solo a regime di sviluppi lineari, vale a dire mai.

Kafka ed Omero, con occorrenze e cagioni del bello scrivere? Che si trattasse fors’invece di soggettivazioni della morte, occorrenze e cagioni dello scrivere, letteratura che muove oltre sé stessa.

Copiava Eschilo con parole sue, si chiamò Freud, proponendosi ogni testo come singolo iter cognitivo, premesso l’isomorfismo fra racconto e frase, avendo la tragedia come oggetto elettivo la liberazione dal tragico, pensare a Socrate come semiotica di Platone (così Husserl), un’istantanea ancora da sviluppare dopo venticinque secoli.

Da nove uno zerosette: riprendere l’affermazione di Wilde sul fatto che occorre che si parli di arte perché questa esista.

Ascoltare vuol dire trasformarsi in ciò che si ascolta,aggirando la barriera dell’identità.

Godere del colore e non del dolore, le gradazioni alchemiche dell’oro, questionari di onomastica e fisiognomica, la frase da fare nel bimbam delle parole.







sabato 4 febbraio 2017

iscrizione su rovine d'arcadia


L’estate significava birre gelate e troie infoiate
l’inverno uno straccio con vecchie macchie di sperma
da che la luce invertì il suo corso né la vita ebbe neppure più il nome di vita ma
dell’angoscia che vi cercava vita sparita e nomi della vita una plausibile ma da chi
genesi di  scrivere e parlare, la tragedia tutta nei nomi
nella nominazione il dramma più in là una fabula non detta e non letta