giovedì 30 marzo 2017

di sette calici


leggenda provvisoria dei sette calici
solleva il manto - sotto non porta nulla
 scoprendo la metà inferiore del
corpo fin sopra l'ombelico celando il viso
dietro i drappeggi, finisce così.
Invisibili i reperti della preistoria.
Un fascio di fotocopie sciabole impolverate.
Su un muro in ombra così ancora bello
il libro illimite nel suo spalancarsi.

sabato 25 marzo 2017

nella stanza buia


È lì nella stanza buia
Prosegue da uno seguita da due
Luogo nullo all'esterno di ogni interno dentro
Ogni esterno ci piove dentro scintillando aureo
Pulviscolo che le si posa fra le cosce

Sembra finire con: segue da quattro.
Invece no, omissis, da tre: attraverso
Il vano della portafinestra dell'atelier
Il vuoto da cui tutto emana
E ancora la nube, la selva, l'aquila, l'orso
Un battito improvviso fra le reni che fremono le cosce

Segue forse da cinque o da chissà dove.
Si risolve così, nell'abbraccio di una ninfa
E di un puro nome un'entità segnica che di colei
Manda a memoria i respiri all'infinito nella cui musica sussiste
Un algoritmo - abaco, partitura foglio che vola
Rendendo possibile in tal modo e quali altri di parlare
Della divinità iscritta al fondo del nostro essere.



domenica 19 marzo 2017

qualcosa persiste


un tribadismo senza particolari tecniche, un perpetuo sfregamento - in quanto contiene tutte le cose, sovrasostanzialmente, come in un abbraccio irrefrenabile. Infinita la nominazione, che risponde all'appello della bellezza. La nascita del moderno: quasi non si trattasse d'altro che di un'interruzione. Uno strofinarsi fra palato e gola, tertium datur, senz'altro, la lingua che lenta rotea, la dolcezza triste degli occhi socchiusi su una felicità fuor di misura - una bellezza inimmaginabile; sweet Virginia.
La nascita del moderno: un'interruzione, presumibilmente definitiva. Nessuno, dagli asili agli ospizi, che si desse da fare.
Drappi e manti dispiegati nel vuoto - vuoti essi stessi; nessun documento, ci fanno il ripieno per i gonzi. Là certi volumi si aprono: corpi indefinibili secondo geometrie canoniche - subentra, come singolarità pura, il nome sciamanico - fluida armatura o rete neuronale il ricadere sospeso delle vesti, universi di figure e segni. Il plico annunciato per telefono in un tetro pomeriggio invernale; mettere per iscritto, con grafismi sempre meno riconoscibili, un'avventura da prinicpio inenarrabile. L'unico labirinto che si possa abitare, in quelle reti senza luogo, a condizione di esservi già.




giovedì 16 marzo 2017

nulla esiste


da quel movimento nulla esiste; da quella sospensione definitiva nascono tutti i mondi, in quella svaniscono. Alla memoria di un angelo chi, altrimenti. Nessuna parola per nascondere il succhiamento di cazzo: tertium datur, al centro, né in alto né in basso, esatto lo strusciamento fra palato e gola, tace il clamore della terra, la lingua silenziosa ruota, dalla dolcezza triste degli occhi socchiusi direttamente si scrive fin dentro l'anima scavandovisi un abisso di gioia infinita - inimmaginabile bellezza. Indefinibile come sostanza materiale, nella produzione di ipseità che è un viaggio lungo l'ellisse fra sé e sé, il soggetto. Sottilmente, per tutto il tempo, circondando il silenzio con vaghissimi impulsi segnici e sonori. Zucca pelata con cento capelli decise un giorno di fare i tortelli ma non ne diede ai suoi fratelli; i suoi fratelli fan la frittata, ma non ne danno a zucca pelata. Un deux trois la paleur du roi. Dei veri maleducati, che chiavano in fica e spruzzano dappertutto. Anulare e ricorsivo il cogito ma altro ancora il tiasos in cui l'immortalità si autofesteggia; non manca certo di algoritmi, questo tribadismo senza tecniche particolari, questo perpetuo soffregarsi che le annull tutte - all'estremo del percettibile il suono da cui tutto deriva e dipende. Neuronica o neuronale, forse, ma senz'altro invisibile, l'armatura percettiva. Lente esercitazioni sospese nel più assoluto: dell'ensemble e dei singoli. 








lunedì 13 marzo 2017

desnacer


il niente, niente in sé, osserva il niente che non sia lì e il niente che è. il niente assurdo dell'uno, il niente assurdo degli altri dall'uno, il tutto degli intelligibili, delle forme, delle copie, delle materie, il tutto dei fenomeni esemplari idest archetipi, il tutto dei simulacri e delle copie, in sperimentazioni aporetiche delle funzioni del silenzio, nel commento di damascio al parmenide, quando avvolge la totalità è limite, avvolta essa è infinita, ciò che in essa vi è di infinito è il sempre, dei principi primi xlv, europa ovunque lo stesso senso di ozio indefinito come altrove lo è il lavoro, un riferimento anche alla presunta crisi del romanzo, a cose scomparse da un pezzo, il romanzo, la crisi-affare piuttosto di cariti, chimere, ninfe, unicorni-anaximander, le cose fuori da cui..., comunque fuori sarà occorso l'avervi fatto ritorno… quale messaggio… la lettura heideggeriana, viziata da causalismi scolastici, le cose da cui - separati che cercano di congiungersi, così Artaud lesse tragicommedie sessuali di un cosiddetto stare in un cosiddetto mondo



Desnacer: vocabolo francese che significa letteralmente  dis-nascere, è  il termine usato dalla filosofa spagnola Marìa Zambrano per esprimere il concetto di memoria.  Infatti  “la ricerca del punto di partenza è il motore, la vera “causa movens” del ricordare, del rivivere per vedere; del rammentare per poter vedere. […] Ricordare è allora un dis-nascere del soggetto per andare a raccogliere ciò che in lui e attorno a lui è nato. E, nel raccoglierlo, restituirlo, se possibile al nulla, per riscattarlo dalle oscurità iniziali e dargli occasione di rinascere, perché nasca in altro modo, questa volta nel campo della visione” (Note di un metodo, p.88)


Mi è venuto naturale scrivere "disnascere" durante un mio breve cosiddetto stare in un cosiddetto mondo




sabato 11 marzo 2017

tralici


Tralici o apologhi furono stati disegnati
Senza termini entro spazi ristrettissimi
E infiniti a reiterarne la cosa stessa
Ora stendardi, orifiamme a riportarne
Lo splendore sotto lampi violacei forse
D'inchiostro o pensieri ove sognano suoni
Quel che resta del cronotopo.

Fra: calcoli metrici supplementari, eccedenze d'anima
Dire che è un racconto a tal punto che pare
Non possa essere pronunciato né detto.




venerdì 10 marzo 2017

paravento


Una vita sopra dentro dietro un paravento
Un'ombra danzante nello star sospeso
Di un volo un fiorire un respiro siano fenici
Aironi farfalle iris peonie tutt'al più un gladiolo
Troppo grande vi si ferma un gesto nel fondo curvo di una coppa
nel rispecchiarsi di concavo e convesso
nell'illeggibile cornice che è la periferia eppure
la letteratura è questa



giovedì 9 marzo 2017

leggenda del risveglio


elegia detta del paradiso
risvegliarsi in occhi di cielo
dappertutto di seta dorata circonfusi
intorno il blu luce il dirsi
di questo è: toccare dentro una divinità
restandoci.


- sogno pomeridiano del fumatore di canapa
e molt'altri
nel mondo detto de' sagrifizi delle
privazioni e delle proibizioni
allora il filo di fumo e
il fluire dal cd della di
qualcuno musica in atomi
sonori distaccantesi dalla sesta dimensione
fino, all'ottava, quella del
non vi è nulla
il lavoro? figurarsi
né il dolore. né il piacere. neppure a dire
il paradiso dissolto genere d'appartenenza dunque
il paradiso
fin su alla nona dalla siesta
in volute che lente ascendono
.
.





mercoledì 8 marzo 2017

ingemmandosi


Ingemmandosi nel buio in  sguardi posture mimiche del volto
Una gamma di gesti da mani  invisibili a catturare il nulla
Dello spettatore- ombre delicatamente vaniscono
In meravigliose canzoni, in cartigli  che incantano
In ninfe d'onda e di fiamma- sta forse scritto



martedì 7 marzo 2017

in che silfide


Inguainarsi in che sottile silfide
In questa ora indossare che melusina
Che volume sterminato foglio riga di scrittura
O quarto d'ora - perdersi in  quale morgana e
Ritrovarsi millanta volte e fronti piedi sirime
Va canzone da quella sottile silfide, da quella fata
Da quella ninfa - prosegui



lunedì 6 marzo 2017

con che serpe


in questa relazione orale che sta qui, nel nessun luogo del suo scriversi; il corpo un'ipotesi, topologica, probabilistica o subquantica, disse, ritornando a dulcie, in un disfraz cervantesiano: la sua dolcezza sfugge al mondo reale dove essa passa senza lasciarsi catturare più di un sogno, segue; le ombre inseguite fino alla stretta non meravigliano meno delle lontane creature





Con che serpe che corda che illusione
Amoreggiasse a vita e oltre
Quel volto questo io sé e me.
Nel capovolgersi dello stessissimo miraggio.






domenica 5 marzo 2017

anonyma ii


cercatelo nella luce di bisanzio, nell'attesa di casorati e nelle attese di lucio fontana, nonché in questa e nell'altra conversazione platonica, inclusiva di polifonie cosacche ed escursioni dai presocratici al luna park e ritorno, anonyma ii: allegoria detta di un crepuscolo, l'insistenza del modulo percussivo pianistico, reiterato assolutizzante.
sul lato posteriore: della vita, della casa, possedimento feudale,
dunque, dalle terga... la scala portava in cielo un cielo senza stelle e soprattutto senza 
leggi, e va da sé che: la suggeritrice è un'incantatrice. 

gravita, una gravità estrema tenesse sospeso un arcobaleno in sé
nascosto piuttosto che prendere dei treni una squisitissima collezione: di negrissime fantasies, sì che s'ammazzi, s'ammazzi il tempo, e che tutto, via dalle morte, duri per sempre. Forse ginevra, forse costanza, soprattutto che sia lontano lontano da tutto, definitivamente per scrivere questo, foglio due, lui gli disse sono qui per mostrarti un cammino da seguire dopo la morte (uno) e quegli rispose non esservi alcun cammino per il quale andare o venire - autunno, il crepuscolo, eppure così nuda l'estate sotto la veste sottile frusciante, trasparente, e ancora: fra la luna
di san michele e il solstizio d'inverno, bella: come una lunga giornata
autunnale, sottile come una foglia che volteggiasse e volteggiando rosseggi per l'ultima volta e tutte le nuove, sottotitolo il crepuscolo, allegoria del, per tutta la notte gli dei e i demoni piansero, 
 canje o chi per esso aveva tracciato dei caratteri, e lei;
quale una foglia volteggiava, e gli dei e i demoni invocavano aiuto,
se questa, della foglia volteggiante nell'infinito, fosse una danza
eterna - segue- uno: il cammino per cui non si va e non si viene


sabato 4 marzo 2017

archetipo novellistico


Arrovesciata su tappeti fittamente istoriati - di che si tratta - postmoderno e letteratura, impossibile uscirne disse, le tue mani arrivano fin qui attraverso invisibili cavi rispose, con voci così splendide che altro si potrebbe fare nel suono l'essenza di tutto ciò che vive, che altro si potrebbe fare. schiena, al bancone, lo specchio non ne riflette i volti, tre le carità o grazie, nude tranne che per le collane e i tacchi a spillo, di giunonica mollezza, le linee, nel sortilegio del bianco e nero senza effetti speciali. Sferici i tre lumi riflessi sul vetro. temi di matematica e problemi di letteratura. un tocco delicato, un corpo che la protegga dal mondo, con membra di voluttà definitiva, a colmare quest'assenza, a estinguere questa volgarità che lentamente ferisce, fino a morte. Là si muta in pesce, in ninfa, in sirena, in farfalla, un flusso di luce e di suono, proprio in questo buio un'altra vita, nel nero di questa luce. metronomi e compassi suggerivano curve, senza referenze la venustà di queste, la loro ascesa orfica in linea obliqua, fuori dal campo gravitazionale dell'universo conosciuto, vale a dire sì e no uno scarsissimo dieci per cento della materia "realmente" esistente, non tanto in natura: è infatti quest'ultima a trovarcisi racchiusa, a titolo di caso particolare e definizione approssimativa; le ipotesi sul sublime, rilegate in cartone sul nero ripiano, tutto sta in tale supplemento di avventure, non altrove. Eroismo della fuga e delle fughe; arte della fuga e delle fughe, scansarsi grazie al racconto, o alla danza, a qualcosa che è entrambi senza esserne alcuno, testo autobiografico nel solo senso possibile, che scrive da sé di sé. Senza parere come nella parte di un sommesso persistente crescendo cantasse la vita, scritta sul far dell'alba, cosa e come albeggiasse nel bianco vuoto di febbraio, subentrato a un blu che andava schiarendosi dalla notte in fase di ritrazione - il cosmo incarnato completamente in quell'esile corpo di fanciulla (kore tou kosmou). postmoderno e letteratura, impossibile uscirne



venerdì 3 marzo 2017

archetipo epistolare


"...non si spediscono le lettere vere, perché sono di oggi e perché non arrivano più in nessun oggi." Il tempo stesso è lo stesso tempo? Oppure né continuumné flusso, né mescolanza, temperie, epoca o clima (o addirittura "storia") come si voglia traducibile in qualche sistema figura - sfondo; ma piuttosto interruzione, ritmo, pura differenza inestesa ancorché localizzata, liberazione delle facoltà decronologizzanti dell'aion, intabulandosi tutto questo come "qui" (la scrittura, forse) e "là" (l'opera), nell'insolubile incertezza e nell'indeterminazione di quel che è detto "ora" , "adesso" ?
"La morte del passato, l'inesistenza del futuro, le infinite possibilità del presente, l'attendibilità: ontologica dei prossimi cinque minuti...": il segno, suprema finzione, quella di un assoluto, irrecuperabile al gestaltico.. Analogamente la fotografia, immagine e non raffigurazione, occupa uno dei culmini d'una memorialità e d'un fingersi quasi leopardiani. Se a guardare (e a vedersi vedere) l'opera è una maschera funebre dagli occhi chiusi, non si tratterà allora di autocontemplazione di un interno inaccessibile? Eppure sul logico espositivo, che garantirebbe una cornice ed una chiusura nonché un regime concettuale, prevale l'estetico, l'indeterminato (o indeterminante) aprirsi del e al senso: un'estetica di quell'istante che va alla deriva e si ferma fuori dall'entropia in cui sorge ("...vanno abbandonati i concetti di realtà e di località..."). Di questa fuga, atonalmente la pittura (che è cosa mentale) modula le mutazioni spettrali. 


sett-nov 94 




mercoledì 1 marzo 2017

l'ombra (da zhuangzi)


L’ombra dell’ombra chiese all’ombra: poco fa ti abbassavi e adesso raddrizzi i tuoi capelli erano annodati ora sono sciolti eri seduta e sei in piedi camminavi ed eccoti ferma - perché domandi queste inezie rispose io sono così senza sapere perché come l’involucro dal quale è uscita la cicala come la pelle da cui il serpente si è spogliato assomiglio al corpo ma non mi identifico con lui alla luce del giorno e del fuoco  compaio quando giungono l’oscurità e la notte sparisco dipendo forse dal corpo e d’altronde il corpo non dipende forse da qualcos’altro quando viene io vengo quando se ne va me ne vado se si muove io mi muovo con lui come si può interrogare quel che è sempre in movimento  


[zhuangzi XXVII]











lunedì 27 febbraio 2017

sillogismi


Sillogismi trasmutano in bui misteri
Quale divinità manifesta la damigella discinta.
Riprende da: a tanto d'occhi di caviglie tese
A tale callipigia , a quale meraviglia
Che meno ce n'è più se ne vede
In melopee d'infinita tristezza
Nel qui e nell'ora desolati




domenica 26 febbraio 2017

a ornare...


A ornare l'inciso un dorso di ninfa
Che stringe la caviglia dentro un profilo di luce
La sterminata periferia degli inchiostri
A scriverne l'invocante sillabario dei tratti



sabato 25 febbraio 2017

a dante


- questa bimba a chi la do- almanacco-
Ai negromanti, naturalmente. Precisamente: a  Tiresia
L'indovino cieco che mutò sette volte sesso e innumeri altre
Forma per lo più di serpente o a Cassandra dal fato ancor più discutibile
Entrambi inascoltati o fraintesi
Piuttosto restituirla a Dante oppure riprendersela subito in queste
E tali mani- per sempre